scrivimi

  Ferite

Occhi chiusi per vedere
e un cuore acceso per sentire,
ciò che basta a percepire
queste gocce di amore
che come pioggia
dissetano l’anima,
inumidita di amore,
nutrita di pace,
riscaldata di luce.

Che è rimasto delle ferite?
Un aumento della bellezza,
come un tronco inciso
con le parole “Ti amo”

Ossequio

Voi donne siete la ricchezza più grande
che il creato potesse contemplare:
siete l’arma della pace e il silenzio che istruisce.
Su di voi il peso del nostro egoismo.

La perfezione può essere raggiunta solo
…attraversandovi.

  Profonda Altitudine

Nella pacata bellezza
Che riveste di creatura l’anima tua,
dolcezza mi da riposare lo sguardo;
tepore di pace assorbirne la luce.
E’ gioia che sfida l’incertezza più triste
È soffio che placa la ricerca che brucia.
Dei mondi scagliati nel profondo del cielo,
non riconosco incanto
che ti si possa accostare,
un tuo movimento basta alle stelle
per arrossire d’invidia.
E come peso dato in aggiunta alla vita
Non ti è dato sapere di tanta potenza
così tu innocente inconsapevole
incoscientemente superi
l’altezza degli astri.

Generazioni  

Orme lasciate sul sentiero della vita
che inchiostri ormai sbiaditi stanno a ricordare.

Vecchie pergamene come lenzuola
confortano il riposo di nomi amati
quando un tempo era la vita
e ora gridano presente all’appello della storia.

Di tutte quelle vite solo un po’
di inchiostro resta, ma il cuore
che batteva batte ancora ora
perché l’eternità è l’eco del momento

e nulla va perduto
nel viaggio della vita.

  A mezza strada

Un sospiro ampio e profondo… come la vita
a raccogliere il tormento del dolore che ti aspetta
quando vai all’appuntamento del disagio nel pensare
come sarebbe stato se fosse stato diverso.
Un comando del destino e ti chiedi quanto valga
obbedirgli oppure no.
La paura ti attanaglia quando senti percepire
il percorso di una  strada in cui non ti riconosci,
ma che ormai è talmente tanta che hai paura di voltarti.
Cerchi anche con i sogni ma non vedi quel che vuoi
e vai avanti un po’ più curvo perché dietro la salita
il paesaggio che volevi è inghiottito totalmente
dalla nebbia del rimpianto.

Un sospiro lento e amaro… come la vita,
ad allentare il peso grave sul tuo cuore imprigionato.
Dove sono quelle ali progettate dalla gioia?
Hai paura di cercarle perché sai che le hai smarrite.
Così voli col pensiero che è poi ciò che ti rimane
e lassù dalla scogliera guardi il mare che sta sotto
agitato eppure bello per l’uccello che ha le ali
ma tu sai che il tuo domani non prevede di volare.

Un sospiro lieve e dolce… come la vita.
Dentro gli occhi hai il tuo cielo, c’è perfino
il suo colore: è uno spazio più che vasto
per far finta di volare! Puoi vedere quanto basta
perché sai che puoi amare… Ma amare mai non basta
e il tuo cielo si interrompe dalla linea di orizzonte,
la catena del destino si è posata tutt’intorno,
nella quiete di un sospiro che il tuo cuore percepisce
come limite assoluto.
Puoi varcare questa soglia ma la vita non ti basta.
Un Domani più che certo già ti chiama e s’avvicina
la sua mano che ti aspetta ti conduce a nuova vita!

 

El fogolar (dialetto veneto)

Xe belo  tornar casa de sera
Dopo ver laorà
Co’ l  scuro te xe suito doso
E te pensi al fogo impisà

L’afano del mondo se perde,
la note la posa el so manto
na man la gioia la tende
a quei c’anca el poco se tanto

La luce del fogo che l’arde
sui muri la fa scaraboci
par mi anche questa xe arte
parchè xe un piasere pai oci

Calor e favijie se spande
rumori de fora no sento
de cose no gh’in  serve po tante
par far un core contento

Pi visin me faso a sto’ fogo
ch’el par na orchestra de vosi
sta  s-cianta de chiete me togo
cussì i fa festa i me osi

Sti ani col fredo che jera
no i jera cussì fortunà
xe belo tornar casa la sera
dopo ver laorà.  

Il focolare

E' bello tornare a casa la sera
dopo aver lavorato
Quando il buio ti è subito addosso
e  pensi al fuoco acceso

L’affanno del mondo si perde
la notte posa il suo mantello
 la gioia tende la mano
a coloro il cui poco è tanto

La luce del fuoco che arde
sul muro fa scarabocchi
per me anche questa è arte
perché è un piacere per gli occhi

Calore e faville si spandono
rumori da fuori non sento
di cose non ne servono poi tante
per fare un cuore contento.

Più vicino mi faccio al fuoco
che pare un’orchestra di voci
questo pezzo di quiete mi prendo
così fanno festa le mie ossa.

Un tempo col freddo che c’era
non erano così fortunati
è bello tornar casa la sera
dopo aver lavorato.

 

 

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